Certosa di pavia
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La Certosa di Pavia è uno dei più conosciuti monumenti italiani, eretto per volere di Gian Galeazzo Visconti che lo destinò a mausoleo della propria famiglia; iniziato nel 1396 e concluso nel 1542, esercitò, nel lungo arco di tempo della costruzione, un profondo influsso sull’arte lombarda (di cui è, fra l’altro, significativo documento del passaggio dalla cultura tardogotica a quella rinascimentale e manierista) e, più in generale, sull’arte dell’Italia settentrionale.Il 20 novembre 1394, in un messaggio alla comunità senese, Gian Galeazzo Visconti annunciò la costruzione “iuxta Papiam, in viridario suo” (cioè al limite nord del parco del Castello di Pavia) della Certosa, che avrebbe dovuto accogliere le spoglie sue e della famiglia. Dal modellino apposto nella decorazione di un capitello nel Chiostro grande si può risalire al progetto iniziale della chiesa, dovuto a Bernardo da Venezia e a Giacomo da Campione; architetto, quest’ultimo, della Fabbrica del Duomo di Milano, edificio con il quale la Certosa ebbe sempre un serrato confronto stilistico.La sospensione dei lavori per la morte di Gian Galeazzo nel 1402 ne compromise la realizzazione. Negli anni seguenti, su disegni di Filippino degli Organi e Andriolo da Inzago, si procedette alla costruzione delle celle dei monaci e alla definizione iniziale della sala del Capitolo, della libreria, del refettorio, della sagrestia. Giovanni Antonio Amedeo Solari, soprintendendo nel 1428-62 al completamento di queste opere, riprese e modificò il progetto della chiesa, che da quel momento – eccezion fatta per la facciata – si poté dire definitivo. Toccò al figlio Guiniforte dar vita al disegno paterno, anche se il suo contributo si estese alla decorazione dei chiostri.Nel 1474 le spoglie di Gian Galeazzo furono riposte nella chiesa, che nel 1497 venne ufficialmente consacrata pur risultando ancora in costruzione la monumentale facciata: un affresco del Bergognone (autore di gran parte delle pitture interne) nel braccio destro del transetto documenta che il rivestimento marmoreo era completato solo fino al primo ordine e la facciata stessa risulta modificata rispetto all’originario disegno del Solari. Giovanni Antonio Amadeo, direttore dei lavori dal 1491 dopo un difficile periodo di collaborazione con Cristoforo e Antonio Mantegazza, aveva infatti preferito accentuare le linee orizzontali della struttura rispetto all’elevazione in verticale; l’opera non fu però conclusa. Vi si dedicò nuovamente Cristoforo Lombardo nella prima metà del XVI secolo, compatibilmente alla realizzazione del portale e del primo ordine di loggette (Benedetto Briosco, 1508). All’altezza del secondo cornicione la facciata si arresterà definitivamente nonostante i progetti studiati da Martino Bassi nel secondo ‘500. Lavori di contorno e di parziale modifica (cupolino del tiburio, torrini dei contrafforti, Palazzo ducale) si concluderanno entro il primo quarto del ‘600. A prescindere dall’impronta di sfarzosità dovuta ai Visconti (a Montaigne era apparsa, nel 1591, più una corte principesca che un riservato ambito di esercizio spirituale), la Certosa interpreta lo schema tipico dell’edificato dei Certosini, esposto circa nel 1130 nelle “Consuetudines Domus Cartusiae”. L’ordine era stato fondato mezzo secolo prima da San Bruno (o Brunone) di Colonia e da Sant’Ugo, vescovo di Grenoble. La vita dei monaci si articolava intorno ai due chiostri: su quello grande affacciavano le celle, distinte e distanziate, dove essi esercitavano la “scuola” della solitudine dedicandosi al lavoro manuale, alla “lectio divina” o alla “meditatio”; su quello piccolo si concentravano tutti i momenti di vita comune, e a esso era collegata la chiesa, alle cui funzioni erano ammessi i soli membri della comunità. Attorno era la parte del monastero riservata ai fratelli laici o conversi che, pur rispettando alcune regole di vita claustrale, conservavano i contatti col mondo esterno provvedendo ai bisogni contingenti del monastero stesso; era a loro riservata la gestione delle grange esterne, dedite all’agricoltura, quali quelle stabilite a Carpiano, Carpignago, Selvanesco, Vigano.Nel 1784, avendo Giuseppe II d’Austria soppresso i Certosini, il monastero fu dato ai Cistercensi e nel 1796 ai Carmelitani scalzi, anche se nel 1810 con la soppressione generale degli ordini religiosi, venne abbandonato. I Certosini ritornarono nel 1843 per restarvi sino al 1881, anno in cui la custodia fu assunta dallo Stato; dopo altre traversie, dal 1968 vi sono di nuovo insediati monaci cistercensi.
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